Ero a casa di amici dopo che il medico ha detto a Marco che deve diminuire lo zucchero, incominciando a non metterlo più nel caffè. È nata una tragedia: questa piccola limitazione è diventata una muraglia cinese. Ma c’è un perché. Tutti i nostri gesti d’abitudine ci scandiscono il tempo, ci preparano al futuro immediato, ci rassicurano.

La vita è fatta di piccoli piaceri a cui colleghiamo piccoli/grandi ricordi. Come annullare il piacere della tazza di caffelatte che hai preso sin da bambino, con lo zucchero e i biscotti? In questo caso lo zucchero sostiene un benessere emotivo oltre che chimico. Il problema quindi non è imbastire una prova di forza con lo zucchero, ma trovare un gesto, un pensiero, un piacere, da collegare a questa nuova abitudine. In questo caso è stato chiesto a Marco di raccontare, ogni volta che prende il caffè, un aneddoto divertente della sua vita d’insegnante. Non posso negare che le smorfie che faceva le prime volte che avvicinava la tazzina alla bocca erano più esilaranti delle sue storie. Ma l’obbligo di occupare il cervello andando a cercare i ricordi e il piacere nello sguardo di chi ascoltava questi racconti, gli hanno permesso in breve tempo di abituarsi al caffè amaro.

Tutti si può fare. Siamo troppo creativi per non riuscire, davanti a restrizioni, a trovare soluzioni per goderci di nuovo piccoli momenti di piacere. Ricordatevi solo che quando ci sembra tanto difficile lasciare andare una nostra abitudine è perché l’abbiamo collegata a qualcosa che ci ha fatto star bene nel passato.  Dobbiamo costruirci un ‘ricordo’ nuovo.

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